Il mio capodanno irlandese!

bmd

Irlanda, 27 marzo 2020

Sono le nove di sera, sono nel silenzio più totale in cucina; davanti a me la piadina che ho appena finito di preparare. Oggi dopo aver lavorato da remoto, sono crollata in un sonno profondo; al mio risveglio ho praticato yoga e subito dopo ho dormito di nuovo per qualche minuto. Sono ancora in uno stato a metà tra sogno e realtà. Divoro la piadina e mi arriva un messaggio da un caro amico che dice: “Domani sarei passato volentieri a salutarti ma hanno appena annunciato alla TV che a partire dalla mezzanotte di stasera siamo anche noi ufficialmente in quarantena.”

Ancora una volta, ormai sempre più frequente di questi tempi, qualsiasi cosa potrebbe essere messa in discussione nel giro di poche ore.

La mia reazione, che ritengo più che naturale, è stata stappare una bottiglia di vino che avevo in dispensa e spalancare la porta della camera di Amelie e dirle, dobbiamo festeggiare prima che arrivi la mezzanotte. Lungi da me l’idea di ubriacarci, ma semplicemente ho il bisogno impellente di vivere al massimo queste tre ore che ci separano da ulteriori restrizioni da sommare a quelle a cui dobbiamo già attenerci da settimane.

Al brindisi, è seguita una passeggiata di due ore nel campus dell’università, ovviamente deserto già da tempo. Nonostante ciò, siamo euforiche per il conto alla rovescia e incredule per la dimensione surreale in cui ci troviamo. Ci rincorriamo, balliamo e cantiamo a squarciagola su un ponte di un fiume in piena. PANTA REI, tutto scorre. O ti adatti velocemente o rischi di annegare.

Un pizzico di follia è forse l’unico modo per non farsi destabilizzare da una situazione che, se presa troppo alla lettera, ti sotterra prima ancora che te ne accorgi.

Irlanda, 28 marzo 2020

Come ho paragonato l’attesa per lo scoccare della mezzanotte al capodanno 2020, paragono il deserto per le strade di questa mattina al primo dell’anno; giorno in cui difficilmente si vede anima viva in giro.

Con la speranza di avervi intrattenuto anche solo per qualche minuto, vi esorto a rimanere lucidi, in forma fisica e mentale, attivi, positivi, creativi, grati per tutto quello che abbiamo attorno a noi, entusiasti, felici, innamorati, e perché no, un pò fuori di testa!

bty

Uroboro – la rotonda di fronte a casa

Uroboro: simbolo molto antico che rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine. Apparentemente immobile ma in eterno movimento rappresenta il potere che divora e rigenera se stesso, l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose, che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Simboleggia quindi l’unità, la totalità del tutto, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione. Fonte: Wikipedia.

La prima volta che ho sentito questa parola è stato circa 8 anni fa quando lavoravo nello studio di tatuaggi che io e Fernando avevamo aperto a Firenze. A volersi tatuare l’uroboro era Giovanni, un caro amico che ammiravamo entrambe. Lui lavorava come dipendente e ogni anno utilizzava il suo mese di ferie per visitare con zaino in spalla un paese sempre diverso. 8 anni fa la sua destinazione era America del Sud. Ora potrebbe trovarsi ovunque nel mondo, chi può dirlo, non ho più notizie sue da troppo tempo.

Ce lo hanno detto ripetute volte che la vita è imprevedibile, ad ogni modo sono in pochi ad avere la sfera di cristallo, quindi solo vivendo riusciamo a scoprire quello che ci aspetta. Quante volte hai cambiato senza essere sicuro di dove stavi andando, con centinaia di ripensamenti, chiedendoti se avevi fatto la scelta giusta.

Dicono che a volte bisogna tornare indietro per poter andare avanti.

Oggi, sembra che tutto ad un tratto, alcuni tasselli si siano rimessi al loro posto. Sono tornata a vivere in Irlanda per la seconda volta due anni fa. Ad aspettarmi agli arrivi c’era John, conosciuto anni prima a Sligo e diventato il mio ragazzo dopo che, per caso, ci eravamo rivisti in Irlanda. L’azienda per cui avrei iniziato a lavorare il giorno seguente, aveva prenotato una Guesthouse in cui non ho mai messo piede.

Ricordo ancora quel giorno, pioveva a dirotto e John mi aveva proposto di ospitarmi a casa sua, ma io, insistente e cocciuta, volevo ritagliarmi dello spazio solo per me, almeno i primi giorni ma niente da fare, quella Guesthouse senza insegna, quella sera era stato impossibile trovarlo.

@Sligo, due anni dopo Io e John non stiamo più insieme da mesi. Nonostante abitiamo nella stessa città, ci siamo incontrati per caso molto raramente. Premetto che un anno fa una mia cara amica, Amelie, ha lasciato l’Irlanda per tornare a casa dalla famiglia con la promessa di raggiungermi nuovamente non appena avesse potuto.

Amelie mi ha finalmente raggiunta qualche settimana fa. Un mese oggi per l’esattezza! Avevamo appena finito di pagare i nostri caffè take away e davanti a noi è comparso John. Ha squadrato sia me che Amelie da testa a piedi, momento che per me è durato un’infinità. Finché poi se ne va.

Più tardi vado a prendere alla Guesthouse accennata prima, Dorian, un ragazzo che ha iniziato da poco a lavorare nella nostra azienda. E’ come se oggi tutto si ripetesse sotto altre forme e i destini di ognuno di noi prendessero la propria strada. Il mio e di John più lontani che mai, mentre quello mio, di Dorian e Amelie si stanno inevitabilmente intrecciando. Chissà per quanto, come e perché! Chi può dirlo!

Concludo dicendo che siamo le persone che incontriamo nella nostra vita e ognuno è un tassello fondamentale e importante della nostra storia. Amici, parenti, conoscenti e nemici hanno contribuito a fare di noi quello che siamo oggi. Soprattutto gli ultimi, ci hanno mostrato le nostre debolezze e reso più forti se non invincibili!!

E come l’uroboro menzionato all’inizio, ricordatevi che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. In tutto questo, da quando sono qui ho già cambiato tre case e le ultime due sono situate esattamente di fronte a delle rotonde. Un segno?!

Ingegno e strategia

Ogni mattina ci stiamo alzando con la paura di accendere la TV, la radio, pagine di notizie online, social media e personalmente, ho timore a guardare I messaggi sul mio cellulare, mi preoccupo per le persone a me care che vivono lontano da me. 

Detto questo: siamo TUTTI nella stessa identica situazione. 

Abbiamo solo 2 possibilità: 1) farsi sopraffare dalle emozioni e perdere la lucidità. 2) nel momento in cui siamo consapevoli di essere agitati e impauriti. Fermarsi. Chiudere gli occhi. Fare respiri profondi. Ripetersi che tutto si RISOLVERÀ al più presto. Dobbiamo solo CREDERLO. Non appena riacquisite la lucidità e il controllo, iniziate a pensare a soluzioni alternative per affrontare l’eventuale disagio in cui vi trovate. A TUTTO c’è una SOLUZIONE o una strategia, la troverete. 

Ora più che mai bisogna fare di un evento negativo un’opportunità per rialzarci o per lo meno sostenere una situazione che ci destabilizza. 

Cerchiamo di mantenere l’equilibrio, e per chi ci riesce, che si metta a disposizione di persone che in questo momento hanno bisogno di supporto morale. 

Se restiamo più che mai uniti ce la possiamo fare. FORZA RAGA! 

Per una volta, non c’è nessuno che ci dice cosa fare se non di restare a casa. Bene, perfetto. E allora cosa faccio per le prossime 8 ore? MI INGEGNO, mi informo, studio, mi prendo cura di me, sostengo il morale di amici e conoscenti che eventualmente ne hanno bisogno e penso a SOLUZIONI per migliorare la mia condizione attuale.

#PROBLEMSOLVING #STRATEGIES #SOLUTIONS #CRISISMANAGEMENT

Notizie a colazione

Siamo tutti caduti nella trappola. Lo abbiamo reso più virale di quanto non lo fosse già. Di un qualcosa di grande ne abbiamo fatto un mostro gigantesco condividendo post, aggiungendo commenti e hashtag, parlandone con amici, parenti, colleghi, conoscenti e addirittura sconosciuti in qualsiasi momento della nostra routine quotidiana.

E’ arrivato il momento di fare un passo indietro. Disconnettersi per un attimo e riflettere.

Se veramente è arrivata la fine del mondo, cos’è che vorrei realizzare prima di morire? Quale sogno ho sempre rincorso e mai raggiunto?

Adesso più che mai è ora di apprezzare e valorizzare quello che fino a ieri davamo per scontato e di rimuovere/cambiare quello che non ci fa stare bene, ciò che ultimamente ci sta stretto ma che, per mancanza di tempo, ce lo siamo fatti andare bene lo stesso.

Quante cose non calzano più a pennello come un tempo? Amicizie, relazioni amorose, lavoro, e chi più ne ha più ne metta! Ognuno ha da fare i propri conti con i macigni del passato che tuttora si porta dietro, dovrebbe cercare di vivere il momento presente, il tanto discusso qui e ora, per poter gettare le basi per garantirsi un futuro migliore.

E’ arrivato il momento di reinventarsi. Rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per ottenere e raggiungere quello che più si desidera. Crederci. E smettere di rinchiudere tutto in un cassetto che da quante cose abbiamo stipato e accantonato sta per esplodere.

La goccia che fa traboccare il vaso è l’inizio di ogni cambiamento.

Direi che è arrivato il momento. A voi la scelta se accettare la sfida: #oraomaipiù

SIAMO LIBERI

Sanremo, 25 febbraio 2020

Ho appena finito di leggere le ultime righe del libro “Siamo Liberi” di Elena Sacco, 7 anni in barca e l’avventura del ritorno. 

Di tutto il racconto questa è la frase che più mi appartiene (…) Sono nuovamente alla deriva, ma devo trovare la forza di tirare su la vela e rimettermi al vento per un’altra tappa del viaggio. Per la prima volta mi sento in solitario a decidere una rotta. Stavolta non ho il mal di mare. Forse perché sono troppo arrabbiata, o piu’ probabilmente perché il viaggio, stavolta, è il mio.

La prima volta che ho sentito la voce di Elena è stato il gennaio scorso, grazie a un podcast di un’ora pubblicato sul noto blog viaggiosoloandata di Marco & Ilaria.

Per pura coincidenza, ho poi avuto il piacere di incontrare Elena di persona a Milano settimana scorsa, in occasione di un evento, La cultura della resilienza, presso la libreria Covo della Ladra – Ladra di Libri organizzato da EWMD European Women’s Management Development. 

Incuriosita quanto ero dalla sua storia, non ho potuto fare a meno che cambiare un volo che già avevo su Bergamo e anticiparlo per arrivare in tempo all’incontro. 
Una frase in particolare rieccheggia particolarmente nella mia mente da quando ho ascoltato il podcast ed è: (…) considero l’anno sabbatico necessario. Dovrebbero farlo tutti. 

Per quanto le due parole anno sabbatico siano già state assimilate e immagazzinate dal mio cervello nel corso degli anni, questa volta, le ho recepite con forte intensità. Questo perché a dirle, non è stato l’ennesimo ragazzo giovane che dopo gli studi parte all’avventura ma perché a dirlo è una mamma di due figli, donna che io reputo alquanto coraggiosa, che ha vissuto per ben 7 anni in barca a vela.

Durante l’evento a Milano, invece, annoto questi altri suoi pensieri (…) in una situazione di pericolo mi sento libera e viva, rompo gli schemi … mi sento libera di sbagliare, cambiare idea e osare … se proprio devo morire voglio farlo mentre sono viva. 

Per me, ora più che mai, queste parole, racchiudono la risposta al mio stato d’animo e impeto di questi ultimi mesi a cui in pochi hanno saputo rapportarsi e convivere.

Limerick, dicembre 2019

E’ sabato mattina, io e la mia amica Lucia saremmo dovute andare al mercato insieme. Sono solo le 10, mi scrive che è pronta tra un’ora eppure inizio a scalpitare.

Ogni fine settimana nutro lo stesso identico sentimento di agitazione. Sono consapevole delle 48 ore di libertà che mi separano dal fatidico lunedì mattina in ufficio. E così è una corsa al fare più cose possibili. In tutto questo sono già stata anche in palestra. Niente, scrivo a Michela che ci vediamo direttamente in centro. 

Poco dopo mi raggiunge in città ma io sono già dall’altra parte della città, sono andata vicino al fiume per una passeggiata.

Non c’è niente da fare, quella mattina è un continuo rincorrersi e alla fine lei mi manda un messaggio scocciata. “Ale, sei una sola in questo periodo. Sei sfuggente. Sembra che ti scotti la terra sotto i piedi.”

Mi fermo e rifletto, per arrivare alla conclusione che ha colto il segno e ha pienamente ragione. La adoro per la scossa che mi ha dato. 

Non luogo, 31 dicembre 2019

Dopo una settimana in Italia, ritorno in Irlanda a lavoro. Nonostante mi ero data appuntamento con due coppie di amici per cenare insieme fuori, all’ultimo, visto il tempo poco promettente, decidono di annullare.

Vantando amici sparsi qua e là e considerato il mio recente rientro, non avevo organizzato nulla e per la prima volta in 30 anni, passo il capodanno sola a casa. Atmosfera surreale. Avere la consapevolezza che là fuori ci siano milioni di persone che festeggiano mi lascia in una sorta di oblio. 

Non mi dò per vinta e penso a cosa mi aspetto dal 2020. Alla mezzanotte, compro una guida online, viaggio a lungo termine sul sito di Marco & Ilaria menzionato prima, e decido che questo sarà un anno dedicato solo e escusivamente a me stessa, a costo di apparire egocentrica e egoista. Con questo mi ricollego alle parole di Elena in cui scrive, (…) perché stavolta il viaggio è il mio.

Dal momento che, come Elena, anche io in passato ho fatto mio il sogno di qualcun altro; quest’anno più che mai ho finalmente deciso di dare ascolto alla mia vocina interiore.

Marina Mele, presidente di EWMD, la sera dell’evento presso la libreria di cui ho accennato sopra, esordisce dicendo che questa associazione promuove la donna in ambito manageriale ma non soltanto professionale. Perfetto, questa affermazione è un’altra risposta al conflitto interiore che stavo passando in questi mesi.

Sono capo squadra del servizio clienti italiano per un’azienda americana che vende dispositivi medici in tutto il mondo. Nonostante diventarlo, poco importa l’azienda, è stato uno dei miei obiettivi principali almeno negli ultimi tre anni, ora, a un anno di distanza dal contratto ambisco a altro, a nuove sfide e ostacoli, questa volta non necessariamente tra le mura di un ufficio, ambisco a spazi aperti e luoghi sconosciuti.

Per cui, nonostante apparentemente le soddisfazioni in ambito lavorativo non mancano, ho sete di avventura, di osare, di uscire dalla comfort zone, e come scrive Elena (…) paura di perdere le radici, di perdere le certezze, di avventurarti nell’ignoto, di rimetterti in gioco, di buttare via tutto per ricominciare … ecco, questo non mi spaventa bensì mi rende VIVA e LIBERA. 

E allora ora che le dimissioni le ho date, non resta altro che pianificare il tanto atteso viaggio, direzione America del Sud, solitaria con uno zaino in spalla.
Per chi avesse voglia di partire con me (virtualmente si intende!🙂), ecco dove rincorrermi Super Ale on the road

A presto, Alessia