Post in evidenza

SIAMO LIBERI

Sanremo, 25 febbraio 2020

Ho appena finito di leggere le ultime righe del libro “Siamo Liberi” di Elena Sacco, 7 anni in barca e l’avventura del ritorno. 

Di tutto il racconto questa è la frase che più mi appartiene (…) Sono nuovamente alla deriva, ma devo trovare la forza di tirare su la vela e rimettermi al vento per un’altra tappa del viaggio. Per la prima volta mi sento in solitario a decidere una rotta. Stavolta non ho il mal di mare. Forse perché sono troppo arrabbiata, o piu’ probabilmente perché il viaggio, stavolta, è il mio.

La prima volta che ho sentito la voce di Elena è stato il gennaio scorso, grazie a un podcast di un’ora pubblicato sul noto blog viaggiosoloandata di Marco & Ilaria.

Per pura coincidenza, ho poi avuto il piacere di incontrare Elena di persona a Milano settimana scorsa, in occasione di un evento, La cultura della resilienza, presso la libreria Covo della Ladra – Ladra di Libri organizzato da EWMD European Women’s Management Development. 

Incuriosita quanto ero dalla sua storia, non ho potuto fare a meno che cambiare un volo che già avevo su Bergamo e anticiparlo per arrivare in tempo all’incontro. 
Una frase in particolare rieccheggia particolarmente nella mia mente da quando ho ascoltato il podcast ed è: (…) considero l’anno sabbatico necessario. Dovrebbero farlo tutti. 

Per quanto le due parole anno sabbatico siano già state assimilate e immagazzinate dal mio cervello nel corso degli anni, questa volta, le ho recepite con forte intensità. Questo perché a dirle, non è stato l’ennesimo ragazzo giovane che dopo gli studi parte all’avventura ma perché a dirlo è una mamma di due figli, donna che io reputo alquanto coraggiosa, che ha vissuto per ben 7 anni in barca a vela.

Durante l’evento a Milano, invece, annoto questi altri suoi pensieri (…) in una situazione di pericolo mi sento libera e viva, rompo gli schemi … mi sento libera di sbagliare, cambiare idea e osare … se proprio devo morire voglio farlo mentre sono viva. 

Per me, ora più che mai, queste parole, racchiudono la risposta al mio stato d’animo e impeto di questi ultimi mesi a cui in pochi hanno saputo rapportarsi e convivere.

Limerick, dicembre 2019

E’ sabato mattina, io e la mia amica Lucia saremmo dovute andare al mercato insieme. Sono solo le 10, mi scrive che è pronta tra un’ora eppure inizio a scalpitare.

Ogni fine settimana nutro lo stesso identico sentimento di agitazione. Sono consapevole delle 48 ore di libertà che mi separano dal fatidico lunedì mattina in ufficio. E così è una corsa al fare più cose possibili. In tutto questo sono già stata anche in palestra. Niente, scrivo a Michela che ci vediamo direttamente in centro. 

Poco dopo mi raggiunge in città ma io sono già dall’altra parte della città, sono andata vicino al fiume per una passeggiata.

Non c’è niente da fare, quella mattina è un continuo rincorrersi e alla fine lei mi manda un messaggio scocciata. “Ale, sei una sola in questo periodo. Sei sfuggente. Sembra che ti scotti la terra sotto i piedi.”

Mi fermo e rifletto, per arrivare alla conclusione che ha colto il segno e ha pienamente ragione. La adoro per la scossa che mi ha dato. 

Non luogo, 31 dicembre 2019

Dopo una settimana in Italia, ritorno in Irlanda a lavoro. Nonostante mi ero data appuntamento con due coppie di amici per cenare insieme fuori, all’ultimo, visto il tempo poco promettente, decidono di annullare.

Vantando amici sparsi qua e là e considerato il mio recente rientro, non avevo organizzato nulla e per la prima volta in 30 anni, passo il capodanno sola a casa. Atmosfera surreale. Avere la consapevolezza che là fuori ci siano milioni di persone che festeggiano mi lascia in una sorta di oblio. 

Non mi dò per vinta e penso a cosa mi aspetto dal 2020. Alla mezzanotte, compro una guida online, viaggio a lungo termine sul sito di Marco & Ilaria menzionato prima, e decido che questo sarà un anno dedicato solo e escusivamente a me stessa, a costo di apparire egocentrica e egoista. Con questo mi ricollego alle parole di Elena in cui scrive, (…) perché stavolta il viaggio è il mio.

Dal momento che, come Elena, anche io in passato ho fatto mio il sogno di qualcun altro; quest’anno più che mai ho finalmente deciso di dare ascolto alla mia vocina interiore.

Marina Mele, presidente di EWMD, la sera dell’evento presso la libreria di cui ho accennato sopra, esordisce dicendo che questa associazione promuove la donna in ambito manageriale ma non soltanto professionale. Perfetto, questa affermazione è un’altra risposta al conflitto interiore che stavo passando in questi mesi.

Sono capo squadra del servizio clienti italiano per un’azienda americana che vende dispositivi medici in tutto il mondo. Nonostante diventarlo, poco importa l’azienda, è stato uno dei miei obiettivi principali almeno negli ultimi tre anni, ora, a un anno di distanza dal contratto ambisco a altro, a nuove sfide e ostacoli, questa volta non necessariamente tra le mura di un ufficio, ambisco a spazi aperti e luoghi sconosciuti.

Per cui, nonostante apparentemente le soddisfazioni in ambito lavorativo non mancano, ho sete di avventura, di osare, di uscire dalla comfort zone, e come scrive Elena (…) paura di perdere le radici, di perdere le certezze, di avventurarti nell’ignoto, di rimetterti in gioco, di buttare via tutto per ricominciare … ecco, questo non mi spaventa bensì mi rende VIVA e LIBERA. 

E allora ora che le dimissioni le ho date, non resta altro che pianificare il tanto atteso viaggio, direzione America del Sud, solitaria con uno zaino in spalla.
Per chi avesse voglia di partire con me (virtualmente si intende!🙂), ecco dove rincorrermi Super Ale on the road

A presto, Alessia

La mia casa-ufficio operativa 24/7

Irlanda, marzo 2020

Vivo fuori casa da quando ho 18 anni. Ad oggi ho un bagaglio di convivenze di ogni tipo; ho vissuto in 5 città diverse, cambiato 16 case, condiviso lo stesso tetto con più di 30 persone in totale provenienti da ogni parte del mondo (Cina, Costa d’Avorio, USA, Colombia, Venezuela, Romania, Irlanda, Francia, Spagna e Italia) ma una convivenza come quella dei mesi scorsi non mi era mai capitata.

Lo scorso marzo la mia azienda ci ha comunicato il giovedì per il venerdì che avremmo iniziato a lavorare da casa per un paio di settimane. Quest’ultime, come ben ricordate, sono diventate mesi. Dall’oggi al domani io e le mie due coinquiline ci siamo ritrovate a vivere in simbiosi ma a rendere il tutto più singolare è stato l’orario di lavoro di ognuna.

Io e Amelie accendiamo tutte le mattina il laptop alle 8.30 mentre Sophie a quell’ora lo spegne; eh già, lei fa il turno di notte altrimenti non avrei intitolato questo articolo casa/ufficio H 24!! Ma la cosa più curiosa è come ci alterniamo, perché come potete immaginare lo spazio è quello che è. Quindi la sera, poco prima della mezzanotte, al rientro dalla mia solita passeggiata notturna, busso alla porta di Sophie e mi assicuro che sia sveglia, poco dopo di solito ci incontriamo sulle scale, lei ancora un pò assonnata sale in salotto e mi augura la buona notte io contraccambio augurandole buon lavoro e scendo giù in camera.

Lavoriamo sulla stessa scrivania, che in realtà è un tavolo da cucina; il mattino mette da parte il suo monitor, tastiera e mouse e in maniera precisa e puntuale ci alterniamo, io accendo il mio laptop e lei spegne il suo e soddisfatta per essere riuscita a rimanere sveglia durante il turno si avvia verso la sua camera per una scorpacciata di serie tv.

Sophie è irlandese, tra me e lei c’è un rispetto reciproco e nonostante siamo due opposti andiamo molto d’accordo. Mentre io pitturo o disegno lei guarda qualche puntata del suo tv show preferito, mentre io cucino lei ordina cibo da asporto, mentre esco fuori perché finalmente è uscito un raggio di sole lei si rintana in camera e chiude le tende. Prima di marzo abbiamo vissuto insieme un paio di mesi ma ci incontravamo a malapena mentre ora ognuna conosce quasi alla lettera le abitudini dell’altra.

E così la nostra dimora è diventata in un battibaleno anche un ufficio operativo a tutte le ore e giorni della settimana. Per combattere la noia dopo lavoro, io ho iniziato a dare sfogo alla mia vena artistica iniziando a disegnare e dipingere tele e supporti di ogni genere, Sophie ha affittato una chitarra e si diletta a canticchiare e suonare. In tutto questo Amelie, che lavora dalla sua camera, ha iniziato a occuparsi di giardinaggio e ha disseminato piante e fiori per tutta la casa. Giunte alla fine del confinamento tra le quattro mura, oggi riesco a tirare un sospiro di sollievo e a dire che dopo tutto l’abbiamo vissuta bene; una sorta di esperimento sociale che nel nostro caso ha avuto successo.

Quando Sophie un paio di mesi fa ha ricevuto la conferma di ammissione a un college americano, le ho regalato una bustina di semi di fiori coloratissimi. Dopo averli seminati, era talmente entusiasta all’idea di vedere crescere la sua pianta che, vi giuro, ogni mattina mentre ero già dietro il monitor a digitare freneticamente sulla tastiera, lei saliva in soggiorno e contemplava per qualche istante i germogli appena nati.

Ora Sophie si trova dall’altra parte del mondo, in America. Ha raggiunto parte della sua famiglia e sta per raggiungere il suo obiettivo che è quello di completare un master di alto livello in un settore molto specifico. La sua stanza è vuota e probabilmente perché abbiamo vissuto così tanto in simbiosi, la penso spesso e quasi mi manca l’dea di vederla gironzolare per la casa. Ogni tanto, ci siamo truccate e vestite come se dovessimo uscire e poi abbiamo preso un thé con biscotti, abbiamo messo la musica in sottofondo e chiacchierato guardando fuori dalla finestra fiduciose che di lì a poco lei avrebbe potuto raggiungere l’America!

Io, invece, sembra che abbia trovato l’America stando ferma. E’ tutto raccontato in questo articolo! Clicca qui per aprirlo!

You are a Star!

Appuntamento in autostazione

Ventimiglia, agosto 2020

Ormai dovreste aver capito come sono, è più forte di me, l’idea di vivere ogni giorno una nuova avventura è qualcosa a cui raramente riesco di fare a meno. Una sera dopo cena mi ritrovo a scrivere un messaggio a un ragazzo di cui ho da pochi giorni il numero. “Ciao, stasera sei libero?”. Più tardi mi scrive se lo raggiungo in autostazione ore 22.

Una delle poche cose che so di lui è che fa l’autista degli autobus quindi immagino che a quell’ora finisca il turno. E’ una sera in settimana, il clima è mite e sono in Italia da qualche giorno. La cosa che più desidero è andare in spiaggia, camminare scalza, sorseggiare una birra con in sottofondo il rumore del mare e essere in compagnia di una persona ancora tutta da conoscere. Questa è l’idea romantica di mare d’estate che porto con me dall’adolescenza e tuttora mi va di assaporare!

Quanti di voi, leggendo queste poche righe hanno già provato a indovinare come abbia conosciuto questo ragazzo? Probabilmente la maggioranza risponderebbe “tramite un sito di incontri” o altro. E soprattutto, a quale scopo? Beh fermatevi!!

La verità è che l’ho incontrato perché l’ho voluto io! Ero in spiaggia e ho iniziato a parlargli, dicendogli quanto fosse stato fantastico uscire dall’acqua senza tremare di freddo come normalmente accade quando mi tuffo nell’oceano Atlantico. Lui mi guarda incuriosito come se fossi un folletto comparso all’improvviso sulla spiaggia dove normalmente passa la mattinata in totale relax prima di iniziare il turno a lavoro. In una manciata di minuti ci troviamo a scherzare e a ridere di gusto. Così ci scambiamo i numeri con la promessa di mangiare una pizza insieme una sera.

Arrivo in autostazione alle dieci passate. Lui guarda l’orologio e mi dice: “Vieni a Ventimiglia con me? Parto alle 22.15.” Io sgrano gli occhi per la proposta assurda, eh già, mi sta chiedendo di salire sull’autobus! Ad ogni modo dico subito di si per l’originalità dell’appuntamento! E così dopo ormai pochi minuti partiamo.

Seduta dietro il sedile del conducente guardo fuori dal finestrino e osservo il marciapiede gremito di persone, poi il mare, poi di nuovo le luci della città. La linea Sanremo-Ventimiglia la sera è incantevole ovviamente se vista con gli occhi del turista, non penso che gli altri passeggeri, abituati a questo tragitto, l’abbiano vissuta come me! Mi ha ricordato il viaggio in treno, l’idea del movimento e del susseguirsi di immagini sempre diverse.

Arrivati al capolinea tutti scendono e noi rimaniamo fuori sul muretto a chiacchierare prima della nuova corsa. Parcheggiato davanti a noi, un intero autobus. In un modo o nell’altro la componente del viaggio si ripresenta, ferma non riesco a stare. Mentre lui mi racconta che prima era autista di camion e consegnava la merce in Olanda e Danimarca la mia mente inizia a fantasticare prossimi viaggi in terre lontane…

Perinaldo, osservatorio astronomico

E’una questione di equilibrio!

Hotel Milano, Alpen SPA

Seguo lezioni di yoga da remoto da inizio marzo. Per le solite coincidenze del caso mi rimetto in contatto dopo quasi due anni con il maestro con cui praticavo yoga quando vivevo a Milano. Qualche settimana fa mi arriva una sua mail in cui proponeva un weekend sulle Alpi bergamasche per praticare finalmente tutti insieme! Guardo fuori dalla finestra del mio salotto qui in Irlanda e fuori piove. Nonostante sia luglio non avevo ancora preso in considerazione l’idea di tornare in Italia per l’estate. Con tutto l’allarmismo che c’è stavo rimandando a data da destinarsi.

Una settimana dopo ricevo un’altra mail come promemoria, a quel punto penso che tutto sommato, nonostante questi quattro mesi di lockdown mi abbiano un pò intorpidita, penso che sia ancora libera di scegliere e soprattutto di inseguire le mie passioni! E allora senza lasciare spazio ai troppi “forse” e “ma” che già si stavano affollando nella mia mente, chiedo ferie a lavoro e prenoto il volo. E’ proprio vero che non appena mettiamo la propria intenzione in qualcosa tutto il resto quasi si sistema da sé. Quel giorno scrivo a Gabriele, maestro di Yoga-Smart per fargli sapere che avrei partecipato!

Il venerdì successivo ero su un aereo destinazione Italia! Arrivata a Malpensa mi passano a prendere e insieme ci avviamo, destinazione Castione della Presolana. Giunti al paese, la prima persona che incontro è Jhonny, insegnante di Yoga, lui mi sorride, entrambe abbiamo gli occhi che luccicano per l’emozione di conoscerci dopo così tanto tempo, allargando le braccia mi dice “Posso?”, io annuisco e ci abbandoniamo a un abbraccio di quelli che ricorderò perché speciale, corona un momento storico in cui ci troviamo, paragonabile al dopoguerra; credetemi, dopo quattro mesi passati in casa a fare smart working e allenamento da remoto ero in carenza di relazioni umane!

Ho patito in una maniera smisurata il fatto di non essere più circondata da persone se non le mie due coinquiline di cui una è una mia cara amica. La serata prende poi la piega, il verso che tutti possono immaginarsi, a cena raggiungo gli altri, ci presentiamo, ci salutiamo, sono persone che non avevo mai incontrato prima se non in maniera virtuale durante le lezioni sulla piattaforma Zoom. Vi assicuro che mi sentivo totalmente distaccata dalla realtà, probabilmente è la sensazione che i carcerati hanno quando ritornano alla “normalità”. E’ un qualcosa più forte di me e totalmente involontario. Sono a un tavolo di dieci persone e mi guardo attorno, sono felice ma allo stesso tempo smarrita. Il giorno dopo va molto meglio e la domenica ancora di più.

In questi due giorni alterniamo yoga a buon cibo, escursioni in montagna a SPA ma quello che ha reso impeccabile il soggiorno è stata la compagnia! Ci siamo ritrovati a raccontare ognuno la propria storia. In un modo o nell’altro abbiamo tutti fatto i conti con gli eventi e le innumerevoli sfide che si sono presentate lungo il nostro cammino in questi mesi. E ne siamo usciti tutti più forti. Questo cielo, così azzurro…fantastico!

Orto biologico, Bratto.

Ostello in Connemara

E’ luglio inoltrato ma qui in Irlanda tira vento e piove come se fosse già autunno. Noi non ci diamo per vinti e noleggiamo comunque una macchina e partiamo all’avventura. Guardiamo la mappa di quest’isola verdeggiante in cui ci troviamo e optiamo per la Wild Atlantic Way, percorso che costeggia tutta la costa occidentale, tra le varie tappe scegliamo il parco nazionale di Connemara. Verso tardo pomeriggio arriviamo in ostello. Ad accoglierci c’è una donna che suona la chitarra e canticchia seduta sotto una tettoia alquanto precaria ma che almeno la ripara dalla pioggia incessante. Poco dopo compare il proprietario che ci invita a seguirlo; ci fa vedere la camera da letto, una piccola casetta in compensato a fianco a una cascata!! Poi ci porta dentro la house, il nome dell’ostello è in realtà The Old Monastery, il vecchio monastero costruito nel 1871.

Immaginatevi soffitti altissimi, finestre ampie quasi come un’intera parete, ogni stanza arredata con una miriadi di oggetti di vario genere e fuori prato e alberi i cui rami quasi danzavano al soffio costante e regolare del vento. Una volta sistemati mi guardo attorno e sembra ci siano in totale una decina di ospiti, il che, considerato che le attività hanno riaperto settimana scorsa è un numero da record. Chiedo a John come sia possibile e lui mi risponde che in realtà il suo ostello non ha mai chiuso. Ben 7 persone lo scorso marzo hanno deciso di rimanere, in realtà all’inizio il governo irlandese aveva annunciato solo 15 giorni di quarantena, peccato che poi il ritorno alla “normalità” è stato posticipato di settimana in settimana e alla fine 15 giorni sono diventati quasi 4 mesi! La sera coccolata dal tepore della stufa a legna, conosco in soggiorno alcuni degli inquilini: Charlie australiana, David irlandese, Caroline francese, Amy inglese. Chiacchieriamo un paio d’ore sorseggiando del vino rosso e sembrerebbe che dopo tutto siano grati di essere rimasti intrappolati in questo posto sperduto nella natura a due passi dal parco nazionale, tanto che al momento nessuno di loro ha intenzione di preparare lo zaino e migrare altrove.

Tra di loro, Charlie è la persona che più stuzzica la mia curiosità. Ha intorno ai 50 anni e è piena di vita; quel sabato sera entra in salotto con impeto e chiede a tutti di raggiungerla al pub del paese, una manciata di secondi dopo si era già lasciata la porta alle sue spalle e era scomparsa nella notte. Alle 4 di mattina quando quatta quatta apro la porta del soggiorno per vedere chi fosse rimasto, vedo Charlie beatamente sdraiata su una poltrona con le gambe appoggiate sul puff. Il suo viso era disteso e rilassato, felice, sognava di essere in terre lontane, al suo fianco la stufa; complice del suo benessere psico fisico. L’indomani incontro Charlie in cucina, le chiedo quale fosse il suo programma della giornata e mi dice che pensa di andare alla posta in bici per incontrare un’amica che abita lì vicino. Mentre chiacchieriamo la osservo mentre prepara la sua colazione. Attorno a lei ha barattoli e confezioni etichettate “Charlie”, eh si perché in ostello è l’unico modo per riconoscere il proprio cibo dato che mensole e frigo sono in comune con gli altri ospiti. Poco dopo la vedo tirare fuori dal freezer delle bottiglie di acqua ghiacciata e le chiedo cos’ha intenzione di farsene se tanto fuori fa già freddo! Lei indica la borsa frigo fuori dal suo bungalow e mi dice che le usa al posto del ghiaccio sintetico per tenere il cibo al fresco e averlo a portata di mano. Sorrido e le dico che voglio una foto con lei! E così eccoci insieme! Ci salutiamo poi con un abbraccio di quelli stritolosi! E’ stato talmente sincero e sentito che è stato come abbracciare l’intera Australia! Ciao Charlie, buona vita!

Connemara, luglio 2020

Nulla succede per caso

Nulla succede per caso” è il titolo di un libro di Robert H. Hopcke che ho avuto il piacere di leggere nel 2016 ma anche il titolo di questo articolo che lo dedico al racconto della storia di Giulio che per pura coincidenza si è intrecciata alla mia anche se per breve durata. Lui inizia a lavorare nel mio stesso team circa un anno fa. Siamo nati lo stesso giorno, 15 aprile, quindi oltre a una data di nascita ci accomuna il fatto di essere nati sotto lo stesso segno zodiacale dell’ariete, quindi per definizione siamo coraggiosi, ambiziosi e pronti a lanciarci in nuove avventure!

E così a gennaio 2020 lui mi anticipa di volersi licenziare dando all’azienda 4 mesi di preavviso per poi tornare in Italia con la sua adorata Vanessa, ragazza conosciuta qui all’estero e sposata l’anno scorso. Io rimango a bocca aperta perché quella settimana anche io avrei voluto fare la stessa cosa ossia dare le dimissioni in anticipo, esattamente 4 mesi prima, per poi viaggiare con zaino in spalla per il Sudamerica. Alla fine, dal momento che io non avevo alcuna fretta, anzi, un mese in più mi avrebbe fatto comodo per pianificare il viaggio, decido di dare 5 mesi di preavviso e comunicare il 22 maggio come mio ultimo giorno a lavoro, senza assolutamente ricordarmi la coincidenza con l’onomastico di Santa Rita. Qui sotto riporto una delle sue frasi:

“State, dunque, state contento in ogni tempo, in ogni luogo; perché tutti vi sono conceduti dallo eterno Amore.”

E così accade che dopo il 16 marzo data che ormai è impressa nelle nostre menti a livello mondiale, anche chi vive in Irlanda finisce in quarantena e i piani di viaggio saltano letteralmente all’aria. Nell’incertezza più totale decido di ritirare le mie dimissioni e l’azienda acconsente. Giulio, invece, ha un contratto diverso che non gli permette di rimanere per cui alla fine di aprile finisce il suo ultimo giorno in azienda.

Solo ieri, dopo 3 lunghi mesi, l’ho rivisto; lui e Vanessa sono passati a salutarmi e con una macchina straripante di bagagli si sono poi diretti all’aeroporto. E così, ancora una volta la vita è bella perché totalmente imprevedibile. Pensiamo di poter decidere del nostro futuro e forse a volte riusciamo nell’intento ma molte altre volte, senza troppo chiedersi come mai, vale la pena di lasciarsi trasportare dal flusso degli eventi.

E così eccomi qua, a riscoprire non solo la natura che mi sta intorno ma anche le persone, quei pochi amici rimasti reperibili. Con mia grande sorpresa mi rendo conto che non è necessario andare dall’altra parte del mondo per sentirsi soddisfatti e appagati, prima di fare i bagagli e partire per la prossima destinazione bisogna apprezzare quello che già ci circonda. La Ale di prima voleva sempre conoscere nuove persone era alla forsennata ricerca di stimoli e ispirazione, non stava mai ferma un attimo e non per questo si fa chiamare “on the road”! La Ale di ora invece che scoprire il Sudamerica ha scoperto l’America! Ha già tutto ciò di cui ha bisogno ma non riusciva a vederlo! Il mattino scende al fiume e coccolata dal cinguettio degli uccellini passeggia spensierata, poi lavora da casa, segue un pasto il più delle volte sano e leggero, di nuovo lavoro e per finire una sessione di yoga in diretta. Una volta a settimana vede un paio di amici per una cena in compagnia. Tutto sembra essere più equilibrato e sereno.

Ovvio, il desiderio di viaggiare c’è sempre ma allo stesso tempo se in condizioni normali fossi partita, al mio rientro avrei comunque dovuto fare i conti con quello che avevo lasciato, tanto vale sistemare tutto prima di partire!!!! 😉

Dedicato a tutti quelli che, in un periodo così unico e a volte surreale, sono riusciti a cogliere nella difficoltà del momento, l’opportunità.

Giardinaggio in appartamento

Tazza made in Colombia, regalata da Andres gennaio 2020

Vi siete mai resi conto di quanti sono i semi che potremmo utilizzare ogni volta che abbiamo tra le mani un frutto o una verdura? Tantissimi!

Nonostante sia cresciuta in compagnia e i miei genitori abbiano sempre coltivato l’orto, da quando vivo per conto mio dall’età di 18 anni, non ho mai più pensato a piantare qualche seme. Il massimo che ho fatto è stato comprare dei vasi di primule e un paio di orchidee, quando vivevo a Milano, e qui in Irlanda compro più o meno ogni mese dei bouquet di fiori da mettere in un scintillante vaso di cristallo comprato a Galway. STOP!

Solo 10 gg fa circa, Amelie, l’amica del cuore di cui ogni tanto ne menziono il nome, mi inoltra un video di soli 5 minuti che in un batter d’occhio cambia il mio modo di vedere le cose. Il video mostra come sia semplice far nascere una graziosa piantina facendo germogliare una delle miriadi di semi che già abbiamo a disposizione.

Pensate al seme di un avocado, a quelli del melone, dell’anguria, peperoni, mango, pomodori, etc. Ma non solo! Da uno spicchio d’aglio da cui è spuntato un germoglio, stessa identica cosa per le patate e le cipolle, se piantati interamente, crescerà in poco tempo una piantina.

Se abitate in appartamento, potete ricavare piccoli vasetti da qualsiasi cosa abbiate già in casa. Barattoli di vetro, lattine di legumi, confezioni delle uova, bottiglie di plastica; e credetemi, una volta che iniziate, vedrete ogni oggetto che state per lanciare nella spazzatura come un potenziale nuovo vaso. E allora, che aspettate!

E’ arrivato il momento di mettere alla prova il proprio pollice verde. Ready..GO!!! Cliccate qui se volete anche vedere il video che ho appena pubblicato. Buona visione!

Riciclaggio e giardinaggio da appartamento con #superaleontheroad

Abbondanza e minimalismo

Photo by: dolci_passatempi

Di quel che c’è non manca nulla! Dice sempre la mia nonna!

Abbondanza e minimalismo possono sembrare due parole contrapposte ma sono in realtà complementari. Il fine di questo è articolo è di fornire esempi su come riuscire a vedere l’una nell’altro. Pronti? Iniziamo!

  • Abbondanza è avere un supermercato letteralmente di fronte a casa e uno a 500 metri. Minimalismo è aver deciso di fare la spesa una sola volta alla settimana e di comprare eventuali ingredienti mancanti al negozio di alimentari, di chiederli ad altri o di arrangiarsi senza.
  • Chiederlo ad amici: dopo aver spedito la mia coinquilina alla ricerca del lievito e non averlo trovato da nessuna parte, ho chiesto a un’amica che abita a qualche centinaia di metri da me (amica che ricordo sfornare torte, ciambelloni e pizze a tutto andare); e così, con la scusa di andare a prendere il lievito da lei, le ho portato un sacchetto di terra per trapiantare le sue nuove piante di fragole.
  • Arrangiarsi senza: un altro giorno ancora, avevo il lievito ma una volta steso l’impasto nelle teglie, mi rendo conto di non avere abbastanza passata di pomodoro, ne avevo meno di metà vasetto. Niente panico! Mi dice la mia saggia amica Amelie! E così, in men che non si dica, mescola la passata di pomodoro con spezie varie, taglia funghi champignon e prepara la prima pizza, segue un’altra pesto e funghi e ancora una focaccia bianca con mozzarella e parmigiano. Deliziose!
  • Abbondanza è avere una lista infinita di amici, virtuali e non; minimalismo è averne selezionati solo un paio e coltivare una vera e propria amicizia con loro.

Potrei fare una lista infinita di esempi ma penso non sia necessario perché il mio intento è quello di essere minimal anche nella quantità di parole usate in questo articolo. Poche ma spero utili! Buona riflessione!

Limerick, Irlanda – 15 aprile 2020, il mio 31esimo compleanno

La mia santa quarantena

Vista l’attenzione che questa parola nutre da ormai svariati mesi, mi sembra doveroso dedicarle un intero articolo. E allora un pò come mio solito, cercherò di estrapolarne i connotati positivi per arrivare insieme a voi alla constatazione che non tutti i mali vengono per nuocere.

E allora, miei cari lettori, eccovi qui di seguito le ragioni per cui considero la mia quarantena altrettanto santa quanto la quaresima da poco finita. Si noti il significato della quaresima: “Nella liturgia cattolica, periodo di penitenza di quaranta giorni in preparazione della Pasqua, dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo.”

Immagino che gran parte di noi abbia riscoperto attività che, per mancanza di tempo, denominatore comune della nostra quotidianità, aveva accantonato da mesi, anni se non decenni.

Personalmente ho riscoperto la pittura, la scrittura, la cura della mia persona e la pulizia della casa, intesa come una sorta di rituale per rimettere in ordine lo spazio che mi circonda. Ogni settimana è come se fossi più accorta in quello che faccio. Cucino per il piacere di mangiare qualcosa di fatto in casa e non necessariamente perché devo farlo oppure riordino casa perché ho piacere di muovermi in uno spazio ordinato e pulito e non perché è sabato e è il giorno destinato normalmente alle pulizie.

Avendo più tempo a disposizione, nonostante lavori da remoto, la mia percezione delle cose e delle persone attorno e lontano a me sta cambiando giorno dopo giorno.

Penso che a tutti noi, chi più chi meno, è capitato di essere grati a qualcosa che fino a un paio di mesi fa davamo per scontato. Gran parte di noi si sta gradualmente abituando al minimalismo, al vivere con poco e a apprezzare ciò che si ha già.

Oltre alla mia relazione con gli oggetti e gli spazi attorno a me, è cambiata quella con le persone. Quanti di noi in questo periodo si sono allontanati da molti e riavvicinati a altri (ovviamente si intende in senso figurato).

Tutto il superfluo sembra man mano attenuarsi e far spazio a ciò che ha valore. Se mi concedete questo ultimo paragone, assocerei alla pulizia della casa, la pulizia nelle relazioni con gli altri. E’ il caso di spazzare via tutto quello di cui non abbiamo più bisogno per permettere a abbondante aria fresca di entrare nelle nostre case.

A tal proposito, vi propongo questo esercizio; dopo aver pulito e riordinato la vostra dimora, affacciatevi alla finestra e prendete un’enorme boccata d’aria, inspirate e espirate con forza e vigore. Vedrete la sensazione che proverete sarà di immediata liberazione e leggerezza. Dopo tutto, siamo vivi!!!!!!!!!

Le domande: hai riordinato?

Le Domande, un gioco che ci aiuta a creare uno spazio interiore e esteriore, per guardarsi, ascoltarsi e conoscersi

Si, le idee!

Dopo che settimana scorsa ho perso il controllo delle mie emozioni, finito un’altra giornata di lavoro da remoto tutta la mia ira funesta è salita a galla manifestandosi con smanie distruttive e violente, avrei tirato pugni al muro, rotto in mille pezzi piatti e bicchieri. Per chi mi conosce, sa che questa non è la vera Alessia. E a dir la verità, per un attimo ho esitato a credere che fossi veramente io.

E così, arrivato con gran prepotenza il momento di dover confrontarmi con me stessa, ho preso qualche giorno di ferie, seppur in quarantena, allo scopo di fare ordine sia internamente che esternamente.

Internamente, avevo accumulato emozioni di ogni tipo, rabbia e nervoso, perché nonostante oggi compia un mese tra le mura della mia accogliente dimora, ho trascorso gli ultimi 30 giorni a correre, in senso lato, ben s’intenda!

Ho finito per lavorare esattamente il doppio rispetto al solito; per compensare lo sfinimento mentale, ho controbilanciato con un’ora e mezza di yoga al giorno, fine settimana incluso, contribuendo così, inconsciamente, al mio sfinimento fisico.

Esternamente, in camera mia avevo pile di vestiti e oggetti sparsi letteralmente ovunque. Nella dispensa in cucina, avevo cibo riposto alla bene e meglio di cui, ahimè, non ne ricordavo l’esistenza. E per finire, la descrizione di questa dimora disordinata, la sala era popolata da una miriadi di oggetti che si fingevano soprammobili ma che in realtà il loro vero nome è cianfrusaglie.

Riordino mentale e fisico.

Al pari della durata di una giornata lavorativa, ho trascorso ore e ore a pulire a fondo anche gli angoli più reconditi, a riordinare, a rimettere ogni cosa al suo posto. Ho tolto le foglie secche alle piante disseminate qua e là per la casa, annaffiandole con abbondante acqua fresca. Direi che anche se mi ci è voluto un mese di tempo, ora posso dire di aver riordinato l’ambiente esterno che mi circonda.

Per coronare (si noti il mio frivolo tentativo di strapparvi un sorriso usando questo verbo che subito catapulta la mente reattiva al teatrino che c’è là fuori), insomma, dicevo che per onorare questo momento di catarsi più unica che rara, oggi mi concederò un giorno di solo relax andando alla SPA!

Il trattamento comprende maschera al viso con estratti di aloe vera e calendula, manicure, pediluvio con sali da bagno rilassanti, scrub del corpo seguito da un massaggio con crema al profumo di albicocca, il tutto FAI da TE @chez Moi!

Oggi, è un giorno speciale, segna il punto di non ritorno, il check point Ale. Da qui in avanti procedo imperterrita per la mia strada, seppur al momento la strada si limita a qualche centinaio di metri, in testa mia, a partire da oggi, inizio i miei 25 km al giorno del mio tanto atteso viaggio spirituale, il cammino di Santiago.

Ogni giorno percorro una tappa che mi sono prefissata, la sera rielaboro, rifletto e scrivo. Decido con assoluta meticolosità cosa lasciarmi alle spalle, lo zaino pesa, la testa scoppia e la schiena fa male. Tutto non si può proprio portare fino al santuario di Santiago de Compostela, ahimè, qualcosa bisogna lasciarlo indietro! Ogni giorno ho intenzione di sentirmi più libera e soprattutto leggera!

Un grande abbraccio a tutti quelli che, il Cammino lo hanno invece fatto per davvero, e mi hanno intrattenuta con le loro storie meravigliose. Incontri speciali, paesaggi incantevoli. Che dirvi, c’è un tempo per ogni cosa, bisogna solo essere pazienti e trovare alternative per appagare i propri desideri di evasione! Buen Camino!!!!!

Lahinch, co Galway, Irlanda, febbraio 2020

San Patrizio 2020 e il mio 31esimo compleanno

Chi mi conosce sa della mia costante voglia di evadere, di esplorare territori mai conosciuti prima, di sperimentare nuove attività sportive o ricreative, di conoscere nuove persone e rimanere incantata ad ascoltare i loro racconti e infine del mio bisogno psicofisico di essere sempre in movimento.

Per questo motivo quando il bisogno diventa impellente, noleggio una macchina per guidare per ore senza una meta ben precisa con al mio fianco compagni di viaggio sempre diversi autoselezionati. Eh si, perché largo anticipo non lo dò. Le mie proposte sono last minute. Vieni? parto tra poco! Prendere o lasciare!

Coincidenze strane e eventi imprevedibili, hanno fatto in modo che il giorno di San Patrizio, mi ritrovassi con ancora una macchina noleggiata nonostante l’avessi originariamente presa solo per il fine settimana. Ah! Non dimentichiamo che il giorno prima l’OMS dichiara pandemia.

Finito lavoro, immersa nei pensieri, scendo nel parcheggio e sotto la tettoia ci sono due colleghi che aspettano che questa pioggia incessante tipica irlandese smetta una volta per tutte. Mi propongo di accompagnarli a casa, lasciato il primo, rimane a bordo il compagno di viaggio per eccellenza, quello che dice di si a una proposta folle decisa all’istante mentre si è già in corsa.

Il suo nome è Paul, mi dice: “La prossima volta che affitti la macchina ti va di andare a Dublino? Ho dell’attrezzatura da prendere da un amico.”

Rispondo: “Perché non andiamo ora?”

Lui: “Va bene. Avviso il mio amico che stiamo arrivando.”

Potete immaginare la dose di adrenalina che scorreva nelle nostre vene. A tutta velocità, imbocco la superstrada, direzione Dublino, 216 km da percorrere.

Il tempo non era dei migliori, pioveva molto forte, a tratti c’era nebbia e vento forte ma la nostra era diventata una missione da compiere e così è stato. Arrivati nella luminosissima Dublino, dopo circa due ore e mezzo di guida al buio, l’amico di Paul carica l’attrezzatura da dj in macchina e ripartiamo, questa volta direzione Limerick.

Il ritorno penso sia stato tra i viaggi più significativi che porterò con me. Mi ha ricordato il capodanno 2015, quando io e Luca avevamo passato le due ore precedenti la mezzanotte in viaggio; dalla Toscana alla Liguria e l’autostrada era deserta. C’eravamo solo io e lui, tutti il resto del mondo era altrove a fare baldoria. E così, a distanza di 5 anni mi ritrovo in una situazione analoga ma diametralmente opposta. Le strade sono deserte perché le persone hanno paura di quello che c’è là fuori.

A volte un pizzico di incoscienza e seguire il tuo istinto ti permette di vivere delle esperienze incredibili. Non rimpiangerò mai e poi questo viaggio non stop di ben 5 ore e mezzo. In cui ho appagato il mio desiderio di evasione, libertà e trasgressione.

La domenica seguente, anche il governo irlandese dichiara ufficialmente lockdown.

Come si sente una come me? Euforica per l’esperienza a dir poco surreale, stiamo vivendo in una dimensione nuova e non conosciuta e grata per questa opportunità di crescita. Una volta trovata la chiave di lettura puoi solo riconoscerne i benefici.

Abbiamo tempo. Il tempo è l’unica cosa che non si può né comprare né riavere indietro, e allora perché non sfruttarlo a proprio piacimento?

Concludo con un annuncio importante: nonostante il mio 31esimo compleanno è il prossimo mercoledì, inizierò a festeggiarlo da oggi! Non mi va di aspettare fino al 15 di aprile per sentirmi al centro della scena, la regina della festa; perché aspettare il compleanno, la festa comandata, l’occasione speciale, il momento giusto?

Non ci sono regole. La vita è tua. La vita è ORA o mai più!