Cogli l’attimo!

Vi racconto la giornata di sabato perché è stata particolarmente ricca di sorprese. Il mattino mi butto giù dal letto e mi vesto in fretta e furia perché i miei riescono a darmi uno strappo in centro solo di lì a poco. Cerco nell’armadio pantaloni e felpa rigorosamente neri perché in tutto questo tra un paio d’ore inizio a lavorare. Quindici minuti più tardi salto in macchina e dopo un’altra manciata di minuti salto giù perché arrivata a destinazione.

Senza avere ancora avuto il tempo di pensare a come ingannare le prossime due ore mi dirigo verso il porto e mi ritrovo davanti questo spettacolo! Il sole aveva appena deciso di farsi spazio tra le nuvole e di illuminare le onde del mare mentre si infrangevano grintose e spumeggianti sulla scogliera. Quasi incantata rimango lì seduta su un sasso a godermi il caldo dei raggi sul viso intervallati da spruzzi di acqua salata.

Sanremo

Sono sul marciapiede che assaporo l’atmosfera di un piacevole sabato mattina, adoro camminare senza meta per le vie del centro finché non mi viene in mente cosa fare di lì a poco. Per caso passo davanti alla Tavernetta, focacceria storica di Sanremo; subito un profumo di sardenaira e farinata appena sfornate mi pervadono e non resisto. Entro e prendo anche un bicchiere di spuma ma non potendo consumare all’interno del locale, un attimo dopo sono di nuovo per strada.

Non desisto dal mio desiderio di gustarmi in pace questo piccolo peccato di gola e mi installo vicino a un blocco di cemento su cui appoggio bicchiere e l’incarto della focaccia. Tempo di fare il primo morso e una coppia mi raggiunge, in quell’attimo condividiamo la stessa bramosia di assaporare quel pezzo di sardenaira così morbido e fragrante, su cui è stato appena spennellato un olio con capperi, acciughe e origano, una vera delizia. Uno scambio di sguardi e scoppiamo tutti e tre in una risata per il piacere condiviso in quel momento.

Guardo l’ora e mi avvio verso il negozio di abbigliamento in cui inizio il turno; oggi sono in veste di addetta all’inventario domani chi lo sa! Inizio a contare e a scannerizzare uno ad uno i codici a barre di calze, mutande, boxer, reggiseni, per poi passare a gonne, pantaloni, piumini, giacche di pelle, magliette e altro, altro ancora… quasi senza sosta. Per quanto la mia felicità sia ingiustificata, vista la mansione ripetitiva e basilare, armata di pistola scanner a sinistra e di etichetta a destra sono felice.

Lo sono perché sono in mezzo alle persone che in questo momento stanno facendo esattamente la stessa mia cosa, contano. Negli ultimi anni mi sono ripetuta sovente la parola non giudicare perché non sai mai la storia di una persona o del perché in quel momento della sua vita si trova esattamente lì, proprio dove sei tu, e anche se non vi parlate i vostri destini in qualche modo si intrecciano.

Io ad esempio non ho mai sopportato le parole disoccupazione e cassa integrazione per cui piuttosto che rimanere a casa ho iniziato un lavoro che per passa parola è venuto a bussare alla mia porta e ho deciso di dargli il benvenuto al di là della mansione in sè. L’essere grati e riconoscenti per tutto quello che ci capita tra le mani è un segno di rispetto nei confronti della vita, che ci strattona continuamente da un posto all’altro prima ancora che ce ne accorgiamo.

La pausa l’ho fatta seduta a un tavolino in penombra di una pizzeria; ho chiesto se fosse possibile uno strappo alla regola per non mangiare su una panchina! Nonostante la situazione surreale di dovermi nascondere per poter cenare a un tavolo, il gestore del locale non mi ha fatto mancare proprio nulla e mi sono sentita la sua miglior cliente della serata. Ogni tanto si avvicinava al tavolo per assincerarsi che non mi mancasse nulla e spazzolata via la pizza abbiamo brindato con un amaro.

E rieccomi nel negozio a bippare calze, mutande e reggiseni, è ormai sera, e la passo così. Infine, in cima alla scala per arrivare all’etichetta del foulard di un manichino sorrido tra me e me pensando alla frase: la vita è un susseguirsi di “qui e ora”. Rendi unico ogni momento a partire da adesso. E così decido di fare!

Perle di saggezza da condividere XD

Prendimi se riesci!

vigneto in Emilia Romagna, gennaio 2021

Esattamente un anno fa conoscevo un ragazzo sardo in Irlanda. Gli anni che ho vissuto lì ho sempre trovato singolare che tanti coetanei si trasferissero da un’isola, Sardegna, per andare a vivere su un’altra isola, Irlanda. Per me che arrivo dalla terra ferma, la scelta di alcuni di trascorrere l’intera vita su due isole la trovo curiosa soprattutto perché non si ha la comodità di esplorare terre vicine con qualsiasi mezzo di trasporto si voglia; ma veniamo al succo del discorso… dopo neanche una settimana che io e Alessandro ci frequentavamo mi aveva dato il nomignolo “catch me if you can” prendimi se riesci!

Diceva che una delle cose che più mi distingueva era il fatto che fossi una trottola! Tempo che gli raccontavo dov’ero, un attimo dopo ero da tutt’altra parte. In realtà già altri amici avevano notato questa mia particolarità; in una delle cartoline che ricevetti da un’amica di Edimburgo qualche anno fa, c’era scritto “I’m missing my friend, you’re a bubble of energy” mi manchi, sei una bolla di energia. E ancora, di recente, mi hanno soprannominato meteora; sembra che ovunque vada lasci il segno XD

Come racconto in questo video, impaziente come non mai di vivere nuove avventure; in una manciata di ore ho affittato una macchina, inviato la mia candidatura per due giorni di inventari in Emilia-Romagna e il lunedì sono partita. L’idea era di avere la scusa del lavoro per poter evadere oltre il confine della mia regione e così è stato; solo che ho finito per prenderci gusto quindi sono rientrata a casa dopo otto giorni.

La mia giornata tipo era svegliarmi in tempo per la colazione, prendere la macchina e raggiungere la città in cui la sera avrei fatto l’inventario. Camminare e perdermi un paio d’ore senza meta per i marciapiedi e le vie della città in cui ero, assaporandone l’atmosfera, la storia, la cultura mischiandomi tra la gente locale. Prima dell’ora del tramonto rientravo nella struttura dove pernottavo, mi godevo il caldo dei termosifoni dopo essermi congelata a stare fuori tutte quelle ore, cenavo alle 19 e alle 20 mi dirigevo presso il supermercato per l’inventario.

Conoscendomi, ci crederete quando vi dirò che durante le ore diurne sono riuscita a visitare ogni giorno un posto diverso e a fare amicizia tra gli scaffali la sera! Ho lavorato in ipermercati enormi il cui staff solo addetto alla conta era tra le 80 e le 100 persone.

Anche se viaggiavo da sola mi sentivo parte del tutto e ad essere sincera non vedo l’ora che ricapiti! Nel frattempo, clicca qui per vedere il video di cui ho accennato prima 🙂

Calendario gennaio 2021

Tornare per ripartire

Il cuore di Greg by Gregorio Mancino

Tra gli scaffali di un supermercato ho conosciuto una ragazza italiana che ha vissuto ben 4 anni tra Nuova Zelanda e Australia.

Sono le tre di mattina, finito l’inventario e consegnati gli scanner alla cassa ci avviamo verso l’uscita. Lei si accende una sigaretta e io decido di farle compagnia tanta è la curiosità di saperne di più della sua avventura oltre oceano.

Mi racconta che a un anno dal suo rientro si pente di essere tornata in Italia; le ragioni le potete immaginare, nel nostro paese non c’è futuro per i giovani, il lavoro non si trova, ecc ecc. Io l’ascolto attentamente e nel suo racconto rivedo la mia storia. In Australia era riuscita a fare carriera ottenendo in poco tempo un ruolo di responsabilità, ma tolto il lavoro le mancava tutto il resto; l’amicizia e la famiglia. La mia esperienza è molto simile ma il punto è: come è possibile che chi ha vissuto all’estero ha più facilità a ottenere quel che desidera in un luogo straniero rispetto al proprio paese?

Quando dico di essere italiana, le persone sgranano gli occhi e dipingono “lo stivale” come uno dei posti più incredibile che ci siano. E mi chiedo come sia possibile che persone come me, riescano a realizzare i propri desideri in terra straniera ma non sono mai riusciti a casa propria? Sarà mica il condizionamento sociale, questo continuo mormorio di gente che ripete da sempre che in Italia non ci sono opportunità e sbocchi per i giovani talentuosi?

E così decido di sfidarmi. 13 anni fuori casa mi hanno inevitabilmente fatto crescere. Oltre ad avere lavorato in diversi paesi mi sono anche interfacciata con colleghi e amici di varie nazionalità e culture. Quindi la sfida consiste nel riuscire a ottenere entro qualche mese un lavoro che mi gratifichi e soddisfi. Ho inoltre intenzione di esplorare posti limitrofi in cui non sono mai stata; in pratica fare tesoro di quello che già mi circonda senza andare, per l’ennesima volta, in cerca di tutto questo altrove! Ho anche un video su YouTube, clicca qui per vederlo.

Ah dimenticavo! Buon 2021!!!! Che sia un anno STREPITOSO!!

E ricorda..a ogni caduta corrisponde un’impetuosa risalita! Ormea dicembre 2020

Onde argentate

Tramonto, Bussana di Sanremo

E’ la vigilia di Natale, sono le 19 circa e tutta l’Italia è in zona rossa. Un anno fa questa terminologia avrebbe intimorito qualcuno, quasi sembra riferito a uno stato di guerra!

Oggi tutti sappiamo cosa vuol dire, libertà limitata ma solo se lo permettiamo.

Cammino solitaria sul lungomare, l’aria fresca mi accarezza il viso e le onde spumeggianti si infrangono una dopo l’altra sulla mia destra. L’unica persona che incontro è un uomo con la sua canna da pesca che vedendomi accenna un saluto alzando il mento. Inutile soffermarmi sul fatto che mai, prima d’ora, mi sono ritrovata a camminare prima del cenone della vigilia di Natale; quest’anno è diverso per tanti di noi ma ciò non vuol dire che non sia comunque speciale.

Coccolata dal rumore del mare arrivo fino alla fortezza e lì rimango incantata a guardare la luna splendere nel cielo blu. Passa qualche istante e mi accorgo del suo riflesso sul mare che con mio grande stupore crea delle onde argentate. L’atmosfera è magica e allo stesso tempo surreale, siamo soltanto io, la luna e il mare.

In lontananza sento le campane del Sacro Cuore di Bussana, sono le otto, è ora di rientrare per cena. Tornando verso la macchina passo a fianco a delle case le cui finestre lasciano intravedere l’interno..vedo un albero di Natale cosparso di palline e luci colorate che si illuminano a intermittenza, uno schermo al plasma che trasmette l’incanto di New York completamente innevata e poi una bimba che sorride a suo nonno mentre le sussurra qualcosa all’orecchio.

Ora più che mai abbiamo l’opportunità di ridare valore alle cose semplici, sfruttiamola fino in fondo!! Testa tra le nuvole? Vuol dire che sei capace di volare!!!!!

Mazzo di tulipani regalato a un’amica

Resoconto 2020

Irlanda 2020 – foto by Ari Anna

Era gennaio quando in cerca di emozioni forti presi la decisione di dare le dimissioni e partire per un viaggio di sola andata con zaino in spalle direzione Sud America. Il tutto è documentato in questo articolo scritto da me e pubblicato sul noto blog viaggiosoloandata. In realtà le cose non sono proprio andate secondo i piani dal momento che di lì a poco scoppiò la pandemia!! E così rimasi in azienda per altri 9 mesi lavorando da remoto.

Era giugno quando Ilaria di viaggiosoloandata mi intervistò per il podcast Il mio viaggio in quarantena. Tutti i paesi stavano per riaprire i propri confini e allentare le restrizioni e tutti speravamo a un ritorno alla normalità. Alla domanda “Prenderai in considerazione un altro viaggio a lungo termine?” risposi che sarei piuttosto rimasta in azienda e avrei preso un paio di settimane di vacanza per viaggiare in autonomia.

A luglio un secondo articolo intitolato Lavorare come nomade digitale in azienda raccontava della mia esperienza di smart working; a bordo di un’auto noleggiata avevo al tempo stesso lavorato e viaggiato unendo l’utile al dilettevole spinta da un forte desiderio di evadere dalle quattro mura casalinghe in cui avevo trascorso giorno e notte gli ultimi 4 mesi. A fine mese prenotai un volo per tornare una settimana in Italia.

Era settembre quando l’Irlanda minacciava un secondo lockdown che sarebbe successo di lì a poco e la mia mente reattiva non sopportava l’idea. E così diedi le dimissioni una seconda volta a distanza di 9 mesi (la durata di una maternità), impacchettai due anni e mezzo della mia vita irlandese, lo feci con poca disinvoltura; la mia era una scelta dettata dalle circostanze, l’azienda avrebbe continuato con il lavoro da remoto fino a data da destinarsi e io non sopportavo l’idea di non avere più interazioni reali con i miei colleghi. Immaginarmi a casa in una stanza davanti al monitor per otto ore al giorno per poi, finito lavoro, collegarmi al mio computer personale per praticare sport da remoto era una situazione che preferivo non ripetere. Erano esattamente 9 mesi che avevo preso la decisione di cambiare e mi dissi che quello era il momento di agire. Salutati tutti gli amici presi il volo di solo andata, direzione Nizza.

Ad aspettarmi in aeroporto c’erano mamma e papà, felici come non mai di riabbracciare la loro figliola! Il giorno dopo ero già in campagna circondata da decine di girasoli. Un nuovo capitolo?! Di questo vi parlerò nel prossimo articolo!

serra di girasoli, estate 2020

La mia casa-ufficio operativa 24/7

Irlanda, marzo 2020

Vivo fuori casa da quando ho 18 anni. Ad oggi ho un bagaglio di convivenze di ogni tipo; ho vissuto in 5 città diverse, cambiato 16 case, condiviso lo stesso tetto con più di 30 persone in totale provenienti da ogni parte del mondo (Cina, Costa d’Avorio, USA, Colombia, Venezuela, Romania, Irlanda, Francia, Spagna e Italia) ma una convivenza come quella dei mesi scorsi non mi era mai capitata.

Lo scorso marzo la mia azienda ci ha comunicato il giovedì per il venerdì che avremmo iniziato a lavorare da casa per un paio di settimane. Quest’ultime, come ben ricordate, sono diventate mesi. Dall’oggi al domani io e le mie due coinquiline ci siamo ritrovate a vivere in simbiosi ma a rendere il tutto più singolare è stato l’orario di lavoro di ognuna.

Io e Amelie accendiamo tutte le mattina il laptop alle 8.30 mentre Sophie a quell’ora lo spegne; eh già, lei fa il turno di notte altrimenti non avrei intitolato questo articolo casa/ufficio H 24!! Ma la cosa più curiosa è come ci alterniamo, perché come potete immaginare lo spazio è quello che è. Quindi la sera, poco prima della mezzanotte, al rientro dalla mia solita passeggiata notturna, busso alla porta di Sophie e mi assicuro che sia sveglia, poco dopo di solito ci incontriamo sulle scale, lei ancora un pò assonnata sale in salotto e mi augura la buona notte io contraccambio augurandole buon lavoro e scendo giù in camera.

Lavoriamo sulla stessa scrivania, che in realtà è un tavolo da cucina; il mattino mette da parte il suo monitor, tastiera e mouse e in maniera precisa e puntuale ci alterniamo, io accendo il mio laptop e lei spegne il suo e soddisfatta per essere riuscita a rimanere sveglia durante il turno si avvia verso la sua camera per una scorpacciata di serie tv.

Sophie è irlandese, tra me e lei c’è un rispetto reciproco e nonostante siamo due opposti andiamo molto d’accordo. Mentre io pitturo o disegno lei guarda qualche puntata del suo tv show preferito, mentre io cucino lei ordina cibo da asporto, mentre esco fuori perché finalmente è uscito un raggio di sole lei si rintana in camera e chiude le tende. Prima di marzo abbiamo vissuto insieme un paio di mesi ma ci incontravamo a malapena mentre ora ognuna conosce quasi alla lettera le abitudini dell’altra.

E così la nostra dimora è diventata in un battibaleno anche un ufficio operativo a tutte le ore e giorni della settimana. Per combattere la noia dopo lavoro, io ho iniziato a dare sfogo alla mia vena artistica iniziando a disegnare e dipingere tele e supporti di ogni genere, Sophie ha affittato una chitarra e si diletta a canticchiare e suonare. In tutto questo Amelie, che lavora dalla sua camera, ha iniziato a occuparsi di giardinaggio e ha disseminato piante e fiori per tutta la casa. Giunte alla fine del confinamento tra le quattro mura, oggi riesco a tirare un sospiro di sollievo e a dire che dopo tutto l’abbiamo vissuta bene; una sorta di esperimento sociale che nel nostro caso ha avuto successo.

Quando Sophie un paio di mesi fa ha ricevuto la conferma di ammissione a un college americano, le ho regalato una bustina di semi di fiori coloratissimi. Dopo averli seminati, era talmente entusiasta all’idea di vedere crescere la sua pianta che, vi giuro, ogni mattina mentre ero già dietro il monitor a digitare freneticamente sulla tastiera, lei saliva in soggiorno e contemplava per qualche istante i germogli appena nati.

Ora Sophie si trova dall’altra parte del mondo, in America. Ha raggiunto parte della sua famiglia e sta per raggiungere il suo obiettivo che è quello di completare un master di alto livello in un settore molto specifico. La sua stanza è vuota e probabilmente perché abbiamo vissuto così tanto in simbiosi, la penso spesso e quasi mi manca l’dea di vederla gironzolare per la casa. Ogni tanto, ci siamo truccate e vestite come se dovessimo uscire e poi abbiamo preso un thé con biscotti, abbiamo messo la musica in sottofondo e chiacchierato guardando fuori dalla finestra fiduciose che di lì a poco lei avrebbe potuto raggiungere l’America!

Io, invece, sembra che abbia trovato l’America stando ferma. E’ tutto raccontato in questo articolo! Clicca qui per aprirlo!

You are a Star!

Appuntamento in autostazione

Ventimiglia, agosto 2020

Ormai dovreste aver capito come sono, è più forte di me, l’idea di vivere ogni giorno una nuova avventura è qualcosa a cui raramente riesco di fare a meno. Una sera dopo cena mi ritrovo a scrivere un messaggio a un ragazzo di cui ho da pochi giorni il numero. “Ciao, stasera sei libero?”. Più tardi mi scrive se lo raggiungo in autostazione ore 22.

Una delle poche cose che so di lui è che fa l’autista degli autobus quindi immagino che a quell’ora finisca il turno. E’ una sera in settimana, il clima è mite e sono in Italia da qualche giorno. La cosa che più desidero è andare in spiaggia, camminare scalza, sorseggiare una birra con in sottofondo il rumore del mare e essere in compagnia di una persona ancora tutta da conoscere. Questa è l’idea romantica di mare d’estate che porto con me dall’adolescenza e tuttora mi va di assaporare!

Quanti di voi, leggendo queste poche righe hanno già provato a indovinare come abbia conosciuto questo ragazzo? Probabilmente la maggioranza risponderebbe “tramite un sito di incontri” o altro. E soprattutto, a quale scopo? Beh fermatevi!!

La verità è che l’ho incontrato perché l’ho voluto io! Ero in spiaggia e ho iniziato a parlargli, dicendogli quanto fosse stato fantastico uscire dall’acqua senza tremare di freddo come normalmente accade quando mi tuffo nell’oceano Atlantico. Lui mi guarda incuriosito come se fossi un folletto comparso all’improvviso sulla spiaggia dove normalmente passa la mattinata in totale relax prima di iniziare il turno a lavoro. In una manciata di minuti ci troviamo a scherzare e a ridere di gusto. Così ci scambiamo i numeri con la promessa di mangiare una pizza insieme una sera.

Arrivo in autostazione alle dieci passate. Lui guarda l’orologio e mi dice: “Vieni a Ventimiglia con me? Parto alle 22.15.” Io sgrano gli occhi per la proposta assurda, eh già, mi sta chiedendo di salire sull’autobus! Ad ogni modo dico subito di si per l’originalità dell’appuntamento! E così dopo ormai pochi minuti partiamo.

Seduta dietro il sedile del conducente guardo fuori dal finestrino e osservo il marciapiede gremito di persone, poi il mare, poi di nuovo le luci della città. La linea Sanremo-Ventimiglia la sera è incantevole ovviamente se vista con gli occhi del turista, non penso che gli altri passeggeri, abituati a questo tragitto, l’abbiano vissuta come me! Mi ha ricordato il viaggio in treno, l’idea del movimento e del susseguirsi di immagini sempre diverse.

Arrivati al capolinea tutti scendono e noi rimaniamo fuori sul muretto a chiacchierare prima della nuova corsa. Parcheggiato davanti a noi, un intero autobus. In un modo o nell’altro la componente del viaggio si ripresenta, ferma non riesco a stare. Mentre lui mi racconta che prima era autista di camion e consegnava la merce in Olanda e Danimarca la mia mente inizia a fantasticare prossimi viaggi in terre lontane…

Perinaldo, osservatorio astronomico

E’una questione di equilibrio!

Hotel Milano, Alpen SPA

Seguo lezioni di yoga da remoto da inizio marzo. Per le solite coincidenze del caso mi rimetto in contatto dopo quasi due anni con il maestro con cui praticavo yoga quando vivevo a Milano. Qualche settimana fa mi arriva una sua mail in cui proponeva un weekend sulle Alpi bergamasche per praticare finalmente tutti insieme! Guardo fuori dalla finestra del mio salotto qui in Irlanda e fuori piove. Nonostante sia luglio non avevo ancora preso in considerazione l’idea di tornare in Italia per l’estate. Con tutto l’allarmismo che c’è stavo rimandando a data da destinarsi.

Una settimana dopo ricevo un’altra mail come promemoria, a quel punto penso che tutto sommato, nonostante questi quattro mesi di lockdown mi abbiano un pò intorpidita, penso che sia ancora libera di scegliere e soprattutto di inseguire le mie passioni! E allora senza lasciare spazio ai troppi “forse” e “ma” che già si stavano affollando nella mia mente, chiedo ferie a lavoro e prenoto il volo. E’ proprio vero che non appena mettiamo la propria intenzione in qualcosa tutto il resto quasi si sistema da sé. Quel giorno scrivo a Gabriele, maestro di Yoga-Smart per fargli sapere che avrei partecipato!

Il venerdì successivo ero su un aereo destinazione Italia! Arrivata a Malpensa mi passano a prendere e insieme ci avviamo, destinazione Castione della Presolana. Giunti al paese, la prima persona che incontro è Jhonny, insegnante di Yoga, lui mi sorride, entrambe abbiamo gli occhi che luccicano per l’emozione di conoscerci dopo così tanto tempo, allargando le braccia mi dice “Posso?”, io annuisco e ci abbandoniamo a un abbraccio di quelli che ricorderò perché speciale, corona un momento storico in cui ci troviamo, paragonabile al dopoguerra; credetemi, dopo quattro mesi passati in casa a fare smart working e allenamento da remoto ero in carenza di relazioni umane!

Ho patito in una maniera smisurata il fatto di non essere più circondata da persone se non le mie due coinquiline di cui una è una mia cara amica. La serata prende poi la piega, il verso che tutti possono immaginarsi, a cena raggiungo gli altri, ci presentiamo, ci salutiamo, sono persone che non avevo mai incontrato prima se non in maniera virtuale durante le lezioni sulla piattaforma Zoom. Vi assicuro che mi sentivo totalmente distaccata dalla realtà, probabilmente è la sensazione che i carcerati hanno quando ritornano alla “normalità”. E’ un qualcosa più forte di me e totalmente involontario. Sono a un tavolo di dieci persone e mi guardo attorno, sono felice ma allo stesso tempo smarrita. Il giorno dopo va molto meglio e la domenica ancora di più.

In questi due giorni alterniamo yoga a buon cibo, escursioni in montagna a SPA ma quello che ha reso impeccabile il soggiorno è stata la compagnia! Ci siamo ritrovati a raccontare ognuno la propria storia. In un modo o nell’altro abbiamo tutti fatto i conti con gli eventi e le innumerevoli sfide che si sono presentate lungo il nostro cammino in questi mesi. E ne siamo usciti tutti più forti. Questo cielo, così azzurro…fantastico!

Orto biologico, Bratto.

Ostello in Connemara

E’ luglio inoltrato ma qui in Irlanda tira vento e piove come se fosse già autunno. Noi non ci diamo per vinti e noleggiamo comunque una macchina e partiamo all’avventura. Guardiamo la mappa di quest’isola verdeggiante in cui ci troviamo e optiamo per la Wild Atlantic Way, percorso che costeggia tutta la costa occidentale, tra le varie tappe scegliamo il parco nazionale di Connemara. Verso tardo pomeriggio arriviamo in ostello. Ad accoglierci c’è una donna che suona la chitarra e canticchia seduta sotto una tettoia alquanto precaria ma che almeno la ripara dalla pioggia incessante. Poco dopo compare il proprietario che ci invita a seguirlo; ci fa vedere la camera da letto, una piccola casetta in compensato a fianco a una cascata!! Poi ci porta dentro la house, il nome dell’ostello è in realtà The Old Monastery, il vecchio monastero costruito nel 1871.

Immaginatevi soffitti altissimi, finestre ampie quasi come un’intera parete, ogni stanza arredata con una miriadi di oggetti di vario genere e fuori prato e alberi i cui rami quasi danzavano al soffio costante e regolare del vento. Una volta sistemati mi guardo attorno e sembra ci siano in totale una decina di ospiti, il che, considerato che le attività hanno riaperto settimana scorsa è un numero da record. Chiedo a John come sia possibile e lui mi risponde che in realtà il suo ostello non ha mai chiuso. Ben 7 persone lo scorso marzo hanno deciso di rimanere, in realtà all’inizio il governo irlandese aveva annunciato solo 15 giorni di quarantena, peccato che poi il ritorno alla “normalità” è stato posticipato di settimana in settimana e alla fine 15 giorni sono diventati quasi 4 mesi! La sera coccolata dal tepore della stufa a legna, conosco in soggiorno alcuni degli inquilini: Charlie australiana, David irlandese, Caroline francese, Amy inglese. Chiacchieriamo un paio d’ore sorseggiando del vino rosso e sembrerebbe che dopo tutto siano grati di essere rimasti intrappolati in questo posto sperduto nella natura a due passi dal parco nazionale, tanto che al momento nessuno di loro ha intenzione di preparare lo zaino e migrare altrove.

Tra di loro, Charlie è la persona che più stuzzica la mia curiosità. Ha intorno ai 50 anni e è piena di vita; quel sabato sera entra in salotto con impeto e chiede a tutti di raggiungerla al pub del paese, una manciata di secondi dopo si era già lasciata la porta alle sue spalle e era scomparsa nella notte. Alle 4 di mattina quando quatta quatta apro la porta del soggiorno per vedere chi fosse rimasto, vedo Charlie beatamente sdraiata su una poltrona con le gambe appoggiate sul puff. Il suo viso era disteso e rilassato, felice, sognava di essere in terre lontane, al suo fianco la stufa; complice del suo benessere psico fisico. L’indomani incontro Charlie in cucina, le chiedo quale fosse il suo programma della giornata e mi dice che pensa di andare alla posta in bici per incontrare un’amica che abita lì vicino. Mentre chiacchieriamo la osservo mentre prepara la sua colazione. Attorno a lei ha barattoli e confezioni etichettate “Charlie”, eh si perché in ostello è l’unico modo per riconoscere il proprio cibo dato che mensole e frigo sono in comune con gli altri ospiti. Poco dopo la vedo tirare fuori dal freezer delle bottiglie di acqua ghiacciata e le chiedo cos’ha intenzione di farsene se tanto fuori fa già freddo! Lei indica la borsa frigo fuori dal suo bungalow e mi dice che le usa al posto del ghiaccio sintetico per tenere il cibo al fresco e averlo a portata di mano. Sorrido e le dico che voglio una foto con lei! E così eccoci insieme! Ci salutiamo poi con un abbraccio di quelli stritolosi! E’ stato talmente sincero e sentito che è stato come abbracciare l’intera Australia! Ciao Charlie, buona vita!

Connemara, luglio 2020

Nulla succede per caso

Nulla succede per caso” è il titolo di un libro di Robert H. Hopcke che ho avuto il piacere di leggere nel 2016 ma anche il titolo di questo articolo che lo dedico al racconto della storia di Giulio che per pura coincidenza si è intrecciata alla mia anche se per breve durata. Lui inizia a lavorare nel mio stesso team circa un anno fa. Siamo nati lo stesso giorno, 15 aprile, quindi oltre a una data di nascita ci accomuna il fatto di essere nati sotto lo stesso segno zodiacale dell’ariete, quindi per definizione siamo coraggiosi, ambiziosi e pronti a lanciarci in nuove avventure!

E così a gennaio 2020 lui mi anticipa di volersi licenziare dando all’azienda 4 mesi di preavviso per poi tornare in Italia con la sua adorata Vanessa, ragazza conosciuta qui all’estero e sposata l’anno scorso. Io rimango a bocca aperta perché quella settimana anche io avrei voluto fare la stessa cosa ossia dare le dimissioni in anticipo, esattamente 4 mesi prima, per poi viaggiare con zaino in spalla per il Sudamerica. Alla fine, dal momento che io non avevo alcuna fretta, anzi, un mese in più mi avrebbe fatto comodo per pianificare il viaggio, decido di dare 5 mesi di preavviso e comunicare il 22 maggio come mio ultimo giorno a lavoro, senza assolutamente ricordarmi la coincidenza con l’onomastico di Santa Rita. Qui sotto riporto una delle sue frasi:

“State, dunque, state contento in ogni tempo, in ogni luogo; perché tutti vi sono conceduti dallo eterno Amore.”

E così accade che dopo il 16 marzo data che ormai è impressa nelle nostre menti a livello mondiale, anche chi vive in Irlanda finisce in quarantena e i piani di viaggio saltano letteralmente all’aria. Nell’incertezza più totale decido di ritirare le mie dimissioni e l’azienda acconsente. Giulio, invece, ha un contratto diverso che non gli permette di rimanere per cui alla fine di aprile finisce il suo ultimo giorno in azienda.

Solo ieri, dopo 3 lunghi mesi, l’ho rivisto; lui e Vanessa sono passati a salutarmi e con una macchina straripante di bagagli si sono poi diretti all’aeroporto. E così, ancora una volta la vita è bella perché totalmente imprevedibile. Pensiamo di poter decidere del nostro futuro e forse a volte riusciamo nell’intento ma molte altre volte, senza troppo chiedersi come mai, vale la pena di lasciarsi trasportare dal flusso degli eventi.

E così eccomi qua, a riscoprire non solo la natura che mi sta intorno ma anche le persone, quei pochi amici rimasti reperibili. Con mia grande sorpresa mi rendo conto che non è necessario andare dall’altra parte del mondo per sentirsi soddisfatti e appagati, prima di fare i bagagli e partire per la prossima destinazione bisogna apprezzare quello che già ci circonda. La Ale di prima voleva sempre conoscere nuove persone era alla forsennata ricerca di stimoli e ispirazione, non stava mai ferma un attimo e non per questo si fa chiamare “on the road”! La Ale di ora invece che scoprire il Sudamerica ha scoperto l’America! Ha già tutto ciò di cui ha bisogno ma non riusciva a vederlo! Il mattino scende al fiume e coccolata dal cinguettio degli uccellini passeggia spensierata, poi lavora da casa, segue un pasto il più delle volte sano e leggero, di nuovo lavoro e per finire una sessione di yoga in diretta. Una volta a settimana vede un paio di amici per una cena in compagnia. Tutto sembra essere più equilibrato e sereno.

Ovvio, il desiderio di viaggiare c’è sempre ma allo stesso tempo se in condizioni normali fossi partita, al mio rientro avrei comunque dovuto fare i conti con quello che avevo lasciato, tanto vale sistemare tutto prima di partire!!!! 😉

Dedicato a tutti quelli che, in un periodo così unico e a volte surreale, sono riusciti a cogliere nella difficoltà del momento, l’opportunità.